Studiò all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed ebbe come maestri Giuseppe Bezzuoli ed Enrico Pollastrini e fu anche un ottimo allievo di Antonio Ciseri. Ebbe una formazione prettamente accademica e la sua produzione pittorica non risentì del profondo cambiamento dovuto alla rivoluzione stilistica dei macchiaioli, di conseguenza la sua carriera non subì grandi mutamenti: la sua pittura era rivolta verso composizioni storiche, scene pompeiane e numerosi ritratti di contemporanei.

Ma nonostante il fatto che non subì alcuna influenza dalle tematiche macchiaiole, va riconosciuto in Sarri un grande livello pittorico e una grande personalità poetica: la sua tela “Corradino di Svevia”, esposta al Museo degli Uffizi di Firenze, è una grande opera storica. Quando si dedica al ritratto Sarri risente indubbiamente dell’insegnamento del pittore Ciseri, ma riesce comunque a dare un tocco del tutto personale, dotato di grande forza espressiva; anche nel genere così detto “pompeiano”, prono alla moda del momento, Sarri si porge in maniera intima, ricordando un Lega o un Borrani.

Testi: Cecilia Iacopetti

© Studio d’Arte dell’800