In occasione della seconda edizione di Arte e Collezionismo a Roma, 800/900 Artstudio presenta un percorso espositivo che attraversa con libertà e intensità l’arte italiana tra Ottocento e Novecento, mettendo in dialogo linguaggi, epoche e sensibilità differenti.

Una parete sarà interamente dedicata al Futurismo, movimento che ha rivoluzionato l’arte italiana e internazionale con la sua carica innovativa e il suo slancio verso il moderno.

Spiccano le opere di Giacomo Balla, con un raro Tondo geometrico (1917-1920), composizione circolare di forte impatto visivo, dove forme triangolari e colori vibranti si intrecciano in un equilibrio dinamico. L’opera, firmata “Futur Balla”, incarna la tensione tra ordine e movimento, tra astrazione e ritmo visivo. Accanto, le Linee andamentali + spazio (1920-1925), che proseguono l’indagine di Balla sul dinamismo e sull’armonia dei contrasti cromatici, con forme fluide e intersecanti che suggeriscono traiettorie e vibrazioni.

Carlo Carrà – La stazione di Milano

Ad accompagnare Balla, due studi di Gino Severini: la vibrante Danseuse (1913), e lo studio per la Femme assise – La modiste (1915). Danseuse ci mostra Severini ancora immerso nel linguaggio del futurismo. La figura è frammentata, scomposta in segmenti e curve, che danza, che cerca di catturare il tempo attraverso la forma. I motivi grafici non sono solo decorativi, sono parte di una sinfonia visiva che celebra la modernità. Due anni dopo, nel 1915, Severini realizza Femme assise – La modiste, una figura seduta, raccolta, costruita con rigore geometrico. Il dinamismo lascia spazio alla riflessione, alla struttura, alla misura. L’influenza del cubismo sintetico è evidente: la figura non è più in movimento, ma è pensata, costruita, quasi scolpita nel segno. Le campiture nere, i contorni netti, l’assenza di colore, tutto concorre a creare un’atmosfera di concentrazione e ordine. Chiude la sezione, un’opera di Carlo Carrà, lo studio della Stazione di Milano (1910), testimonianza del fervore metropolitano e del fascino delle nuove architetture urbane. L’opera cattura l’energia della città moderna, in una visione che esalta il mito della velocità e del progresso.

Lorenzo Viani, Donne con frutta

Un nucleo centrale della mostra propone un dialogo tra figure femminili, interpretate da artisti e sensibilità profondamente diverse. La Giovane monaca (1876) di Odoardo Borrani, raffinato esempio di pittura macchiaiola, racchiude una dimensione intima e silenziosa, fatta di raccoglimento e delicatezza, dove la fede si esprime attraverso la quiete e la rinuncia. La Cartomante (1929) di Baccio Maria Bacci, straordinaria per la ricchezza cromatica dei suoi ori, che vibrano sulla tela in contrasti luminosi, apre invece a un immaginario simbolico e popolare, intriso di suggestioni arcaiche. E’ una donna che interroga il destino, ma anche chi la sta osservando. La Mimì Concetta (1908-1909) di Lorenzo Viani, un’opera di intensa drammaticità, in cui il volto espressivo e quasi caricaturale diventa emblema di un’umanità inquieta e modernissima. Qui la femminilità è ferita, urlante, deformata. Una figura che rompe il silenzio delle altre. A queste si affianca, in posizione speculare rispetto a Mimì Concetta, un’altra opera di Viani: Donne con frutta (1911-1912) in cui la rappresentazione delle figure femminili restituisce un’immagine potente della vita popolare. Le donne, immerse in un paesaggio arido e essenziale, portano frutti come simboli di lavoro, dignità e resistenza. Il loro sguardo è diretto, ma non provocatorio: è quello di chi vive e sopravvive. Donne diversissime, dunque, che si confrontano e si completano, raccontando altrettanti sguardi sul femminile: sacro, magico, tragico. Ogni figura è portatrice di un mondo, e ogni artista ne ha colto la voce, il peso e la luce.

Ram, Madre Natura

Lo stand ospiterà anche un approfondimento dedicato ai fratelli Michahelles, singolari figure del panorama artistico del primo Novecento, noti con gli pseudonimi di Ram (Ruggero Alfredo Michahelles) e Thayaht (Ernesto Michahelles). Di Ram sarà esposta Madre Natura (1930), uno studio in gesso della celebre Madre Solare, opera presentata alla Biennale di Venezia dello stesso anno. Accanto, la Tragedia del mare (1927), dipinto intenso e drammatico, attraversato da una luce metafisica, narra il recupero del corpo del poeta Percy Bysshe Shelley sulla spiaggia di Viareggio, dopo il suo naufragio. Di Thayaht, il pubblico potrà ammirare Il prigioniero politico (la fiamma e la sentinella), scultura del 1952, realizzata come studio per il concorso indetto dall’Institute of Contemporary Arts di Londra per la progettazione di un monumento al prigioniero politico ignoto. Completano l’approfondimento alcuni pannelli decorativi di grande raffinatezza, un Autoritratto a china del 1920 e un suggestivo Paesaggio marino in tempesta degli anni ’40, più tempestoso e visionario rispetto alla Tragedia del mare di Ram, dove vortici atmosferici e onde in movimento evocano una natura inquieta e sublime. Questa parete si configura come un racconto visivo, dove pittura, scultura e grafica si intrecciano per restituire la complessità di due personalità artistiche eclettiche e spesso complementari.

Accanto a questi nuclei tematici, lo stand ospiterà anche una piccola selezione di opere dell’Ottocento e del Novecento italiano, in un dialogo aperto fra linguaggi figurativi, simbolici e moderni e per raccontare la ricchezza e la varietà dell’arte italiana tra due secoli: visioni che si intrecciano, memorie che si rifrangono, forme che diventano racconto. Un omaggio alla pluralità espressiva di un’epoca, e alla sua capacità di parlare ancora al nostro presente. Tra queste, spiccano Le secche (1921), singolare e rara marina di Oscar Ghiglia, dove la luce si fa materia pittorica e un elegante Nudo in bronzo di Marino Marini (1947), sintesi plastica di forza, grazia e spiritualità.

 

ORARI: dalle 11 alle 20.30 (martedì 23 la mostra chiuderà alle 18)

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