Filippo Carcano nacque a Milano nel 1840 da una famiglia di condizioni modeste. Sin da giovane si appassionò al disegno grazie all’influenza di un insegnante, e nel 1857 entrò all’Accademia di Brera, dove fu allievo di maestri come Francesco Hayez e Giuseppe Bertini. Nel 1860 fece un breve viaggio a Parigi e Londra, ma l’esperienza non influenzò in modo significativo il suo stile.
All’inizio si dedicò a soggetti storici, ottenendo anche qualche riconoscimento, come nel 1862 alla mostra di Brera. Ma, già nei primi anni Sessanta iniziò a prendere le distanze dall’accademismo, orientandosi verso una pittura più realistica e personale. Questa scelta non fu ben vista dai circoli artistici ufficiali, portandolo a trovare maggiore riscontro all’estero, specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Negli anni Settanta si concentrò su scene di genere e momenti della vita quotidiana, come nel celebre Una partita a bigliardo, che fece discutere per il suo taglio moderno e l’uso ardito del colore. Attorno al 1880 il suo interesse si rivolse definitivamente al paesaggio, ambito nel quale sviluppò una cifra stilistica matura e sensibile, fatta di impressioni dal vero rielaborate in studio.
Partecipò a numerose esposizioni sia in Italia che all’estero. Espose a Napoli (1877), Torino (1880, 1884, 1889), Roma (1883), e fu presente più volte alla Biennale di Venezia (1887, 1895, 1899, 1901, 1909, 1910 e 1912). Espose anche a Milano in diverse edizioni (1880, 1881, 1882, 1897, 1900, 1902, 1913), e partecipò a importanti rassegne internazionali come Parigi (1867, 1889, 1900), Monaco di Baviera (1869) e Vienna (1894).
Tra le sue opere più significative nel campo del paesaggio si ricordano Estate in alta montagna, Piazza San Marco, Ghiacciaio di Cambrenna, Pecore al pascolo e Campagna di Asiago, tutte esempi di un equilibrio riuscito tra struttura compositiva, resa atmosferica e intuizione poetica.
Filippo Carcano morì a Milano il 19 gennaio 1914, appena un giorno dopo la morte della moglie, Anna Brusadelli.
Testi: Al. Conti
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