Pia Pera e i quadri di Nicoletta
Porte
Nicoletta Niccoli ritrae porte. Le porte si vedono meglio da chiuse.
Una porta è come un quadro: ha una cornice, è dipinta, evoca un mondo.
Una volta ho spedito a Nicoletta la foto di una porta incontrata a Borgo a Buggiano. Doveva essere rimasta chiusa chissà quanti anni: sulla soglia avevano avuto modo di crescere indisturbate varie piante, non tutte annuali. Questa porta suggeriva una vita umana conclusa su cui si era poi affacciata una vita nuova però vegetale.
Nicoletta predilige le porte vecchie, a cui il tempo ha conferito espressione individuale, una capacità evocativa quasi sciamanica.
In un museo, mi pare l'Egizio di Torino, ho visto uno di quei poggiatesta a forma di mezzaluna che si dice servissero da cuscino. Spiegazione che non mi ha mai convinta. Ora, sul piedistallo di quel particolare poggiatesta, era raffigurata una porta socchiusa, che ricordava quella scolpita sulla piramide di Antonio Canova. Una porta socchiusa, ovvero una porta sull’aldilà, per segnare il passaggio dell’anima ad altra vita. In quel momento mi sono convinta di avere ragione: quei poggiatesta rigidi venivano utilizzati per i defunti, non certo per il sonno irrequieto e volubile dei viventi.
Le porte di Nicoletta sono invece quasi tutte chiuse: raffigurano lo sguardo di noi posteri rivolto a un mondo di cui la pittrice pare serbare ricordo affettuoso.
Pia Pera
Malinconia
Pia ha ragione, ogni porta chiusa è già un quadro con la sua cornice e una porta chiusa, vecchia e scolorita dal tempo ci trasmette anche molta malinconia, che spesso viene associata alle porte che dipingo. Trasmettere questa sensazione a chi guarda le mie pitture, non mi dispiace affatto. Rifuggita dalla nostra società iperattiva tutta rivolta verso l'esterno, la malinconia è come un richiamo a rivolgere lo sguardo dentro di noi. Momenti di sosta, momenti di grande opportunità che lasciano fluire lo stato malinconico che per sua natura tende a fare "cuccia" vicino al cuore.
Ma quanti sono disposti a lasciarsi andare, a perdere anche solo un momento il controllo di se?
Già Aristotele parlava della malinconia, del suo assumere numerose forme e della instabile fluttuazione, e proprio per questa mutevolezza egli la indicava come lo stato dell’anima necessario alla creatività. Le nostre sensazioni emergono come ombre dalla nebbia e spesso sono sensazioni di una struggente nostalgia verso luoghi senza sapere dove questi siano. Ci si sente così pervasi da una certa languidezza a cui ci si può abbandonare senza dover forzare il pensiero per scappare altrove. Allora mescolando colori a inconsci ricordi ecco che prendono vita quelle vecchie porte che forse rappresentano per me quei luoghi senza nome dove il mio affetto corre e in questi momenti magici il cuore si alleggerisce un po', perché come scriveva V. Hugo "la malinconia è la felicità di essere triste".
