Do König Vassilakis: La Critica
Le Lacrime d'Oro d'Afrodite
Quando mi sento depresso dal brutto tempo e dal grigiore parigino penso intensamente a una cosa che è ancorata in me da sempre e che provoca piccole ferite di felicità: la Grecia. Non si può dire che cosa sia la Grecia: forse uno stato d'animo, un immenso mare di nostalgia, dove si sente il dolce e tragico canto delle sirene, che sale da sotto la pelle del mare, o dove, marmoreo, qualcuno ti aspetta dietro uno scoglio ventoso.
La Grecia fa un male terribile nel fondo del cuore, un tonfo nell'anima. Per consolarci esistono Kavafis, Theodorakis, Tsarouhis, che hanno ridato la nobiltà alla Grecia moderna dopo secoli d'ombra. C'è Do Vassilakis-König. Sembra che lei abbia raccolto le lacrime d'oro che Afrodite lasciò cadere sul fondo del mare. Macchie di luce che ti aspettano nelle acque di Ithaka, riflessi aurei che ha pescato nell'immenso occhio di Vulcano. Hefestos l'ha stregata e adesso essa, essendo in possesso di qualche segreto antico, lavora i suoi oggetti e le sue sculture con giustezza e semplicità che danno impressione di esistere da sempre.
Sicuramente sono oggetti di culto, di meditazione: forse gli scudi degli eroi caduti sotto le muraglia di Mycene, o grandi lumi che bruciavano sui monti di Delphi. Dopo anni passati in Grecia, Do è rimasta folgorata e i suoi occhi hanno preso la sfumatura del colore del mare profondo. Il suo lavoro è “greco” nel senso moderno. Ha una carica emozionale forte, un gesto sicuro senza inutili complicazioni, e nello stesso tempo è sensuale nel colore del bronzo lucidato, nelle forme tonde, tenere, femminili, lucidate a cuore.
Do crea oggetti d'uso. Sono pochi gli artisti che lo sanno fare. Il suo è un mondo unico, a parte, dove la ricerca di semplicità diventa bellezza. Le sue opere sono là, da sempre. Ci fa molto piacere possederle perché hanno un'aura buona, positiva. Con le sue sculture, la Grecia è più vicina, ma anche più misteriosa. Ho una grande voglia di sapere cosa farà ancora, su quale riva ci sbarcherà.